Oltre 1500 startup: dove sono i Venture Capital?

130 milioni di euro investiti in startup nel 2013 in Italia: 5 volte meno rispetto agli altri stati europei. E’ stata creata una legislazione favorevole, ma ci si è dimenticati della quasi assenza dei venture capital

academy Cellini Venture capital 600x400

Il 2013 ha significato molto per l’Italia delle startup. Per la prima volta il Paese ha capito che la creazione di aziende innovative ad alto tasso di crescita e mortalità nei settori high tech è indispensabile .

Il Paese ha cominciato a dotarsi di strumenti legislativi dedicati per questo tipo di imprese, anche di un registro ad hoc, nonché di semplificazioni per i contratti di lavoro, per le regole fiscali volte a facilitare e meglio rappresentare questa realtà imprenditoriale

In estrema sintesi si è spinto sulla creazione della domanda di creazione di Startup.

Con risultati importanti: più di 1500 Startup, registrate alle Camere di commercio.

Un fenomeno che fino a due anni fa era esclusivamente per addetti ai lavori, adesso se ne parla anche alla televisione.

Tanti giovani lavorano in queste nuove aziende spesso collocate in luoghi dedicati, gli incubatori o acceleratori, creati a loro volta sotto la spinta della domanda crescente di creazioni di startup.

Una domanda che trova nella disoccupazione giovanile anche molto qualificata, nel basso costo di creazione di prodotto, nella creatività, i drivers principali.

Tutto bene ?

Non direi; accanto ad una sorta di risveglio tecnologico, di voglia di intraprendere, di creare aziende emergono chiari errori da assenza di politica industriale e comprensione del fenomeno.

Una  domanda forte di creazione di startup non può essere soddisfatta senza una industria dei capitali che le finanzino , cioè il venture capital.

Mentre si creava una legislazione favorevole alla creazione di Startup ci si è dimenticati della quasi assenza di capitali di rischio dedicati, il venture capital, che finanzia la nascita e la crescita di queste aziende.

Il venture capital italiano ha investito circa 130 milioni di euro in startup : contro i 700 circa di Francia, Germania e Regno Unito. Investiamo meno del 3% del totale europeo, più o meno come la Finlandia.

Nessuno si è’ preoccupato di spiegare che le startup senza capitali non possono esistere. E sicuramente non possono resistere alla concorrenza.

Una cifra per tutte: una startup americana riceve in media 41 milioni di dollari prima di essere venduta: in Italia i fondi di venture capital, che sono pochissimi e con pochi capitali (50-60 milioni al massimo) non possono investire queste cifre in qualsivoglia azienda.

Infatti la startup israeliana Waze , prima di sbarcare in America, chiese capitali in Italia, ma nessuno aveva i 50 milioni di euro che servivano. Poi è stata enduta a 1 miliardo di dollari.

In sintesi il 2013 è stato l’anno in cui l’Italia ha scoperto le startup come fenomeno di massa con una domanda di creazione di impresa innovative rilevante.

Anche grazie ad una legislazione finalmente adeguata. Rimane il problema della forte carenza di capitali di rischio da investire in Startup, un problema che speriamo venga compreso ed affrontato nel 2014 , così da completare una filiera industriale finalmente completa.