I 5 motivi per cui Napoli ha bisogno di un acceleratore

C’è tempo fino al 27 marzo per mandare la candidatura per TechHub. Giovanni De Caro spiega perché è diverso e perché ce n’era veramente la necessità

Jobs Act

Tech-Hub: in cinque punti. Vogliamo provare a spiegare perché è nato un altro percorso di accelerazione.

  1. Perché in Campania non c’era niente quando ci è venuta l’idea.

  2. Perché le cose le facciamo, non ci limitiamo a insegnarle.

  3. Perché abbiamo esperienza di investimento e di addestramento.

  4. Perché abbiamo un network forte.

  5. Perché le sette migliori startup prenderanno i soldi per il kick off.

L’idea di fare a Napoli un percorso di accelerazione dedicato alle startup è venuta a Maurizio Barracco e Massimo Marrelli, il presidente del Banco di Napoli e il rettore dell’Università Federico II, durante l’estate del 2012 (i due sono calabresi “doc”, ne avranno discusso sotto l’ombrellone) e ha subito raccolto l’entusiasmo e il consenso del vulcanico Maurizio Maddaloni, il presidente della camera di commercio di Napoli, e del vice presidente Luigi Iavarone. I lavori sono iniziati a settembre e dopo “appena” un anno e mezzo Tech-Hub è diventato realtà.

L’obiettivo di Tech-Hub è diventare un percorso permanente, con due cicli all’anno (i primi due sono già a budget) da ripetere ogni anno, con l’ambizione di diventare una fabbrica di startup che abbiano un profilo elevato di innovazione e tecnologia.

Fino al 27 marzo le startup potranno fare application dal sito www.tech-hub.it (il dominio senza il trattino era già preso) raccontando il proprio progetto in diecimila caratteri. Abbiamo preferito il word al classico power point per escludere l’estetica dai criteri di selezione e perché siamo convinti che se uno ha le idee chiare gli verrà facile raccontare il suo progetto in due pagine.

Dopo il 27 marzo ci prenderemo un mesetto per selezionare i progetti migliori e sbrigare un po’ di burocrazia e contiamo di inaugurare il percorso fra la fine di aprile e l’inizio di maggio, per finire tutto prima dell’estate con una presentazione dei progetti a una platea di investitori e di imprenditori e la premiazione dei migliori, che riceveranno il contributo erogato dalla CCIAA.

Torniamo ai cinque punti.

  1. Campania Innovazione ha censito la rete dei soggetti che in Campania operano a sostegno dell’ecosistema startup, classificati in questa matrice qui sotto per mission e settore di attività. Non c’è un percorso di accelerazione, ma noi e gli amici di 012Factory ce ne eravamo accorti già da un po’.

  2. Il nostro percorso non serve a spiegare come si fanno le cose, ma ad aiutare a farle: non insegniamo il business model, ma aiutiamo ogni partecipante a definire il proprio, anche fuori dall’aula; non spieghiamo come si fa il business plan, ma pretendiamo che ogni partecipante esca dal percorso con il piano fatto, fatto bene.

  3. Il percorso è organizzato da me, venture capitalist e startup addicted, e da Roberto Vona, docente illuminato della Federico II, collabora con le migliori università del pianeta, da quand’era bambino scrive di Technology Venturing (è il titolo di un suo libro) e sa parlare alla gente.

  4. Dal primo momento in cui le avremo in aula, ci daremo da fare per incrociare il percorso di ciascuna startup con quello dei partner di cui avranno bisogno, industriali o commerciali. Faremo leva sul network del Banco di Napoli, della Federico II e della Camera di Commercio e speriamo nell’aiuto di amici e partner istituzionali e informali, locali e nazionali, come l’Unione industriali e Start’n Up (www.startnup.it) dell’ottimo Vincenzo Caputo, Confcommercio con Giovanni Catalano, l’Ordine dei commercialisti con Carmen Padula, Na Startup della ditta Prigiobbo, Savarese & Morgante, Sviluppo Campania, Città della Scienza e tutta la Rete degli Incubatori. Tutta gente animata dal sacrosanto proposito di provare al mondo che a Napoli l’ecosistema startup ha già preso forma.

  5. Last but not least, la CCIAA ha stanziato 250.000 € da assegnare alle sette migliori startup, o almeno giudicate tali da una giuria di alto profilo, con 50.000 € alle prime due e 30.000 € alle altre cinque. I soldi per partire, senza chiedere nulla in cambio.