Dove le banche non osano. Pro e contro del bando della Campania per le startup

30 milioni a disposizione per il prestito a favore di giovani e donne campani, una procedura articolata ma rapida e qualche dettaglio da migliorare: è il fondo gestito da Sviluppo Campania

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Sul BURC del 14 aprile è stato pubblicato un avviso che può segnare una svolta nella politica industriale della Regione Campania nei confronti delle startup.

In un mio post su StartupItalia! suggerivo di mettere a disposizione dell’ecosistema italiano qualche milione di euro per finanziare le startup con duecentomila euro ciascuna e dare un’opportunità di lavoro sostenibile a qualche migliaio di persone.

La Regione Campania ne ha varati 30 (di milioni) per finanziare più di cento startup erogando a ciascuna fino a 250.000 euro. Soldi prestati, con obbligo di restituzione, ma a condizioni che nessuna banca accorderebbe a un debitore, posto che sia possibile trovare una banca che presti soldi ad una startup.

Qualche dettaglio.

Il fondo è gestito da Sviluppo Campania che gestisce la raccolta delle domande, la selezione, l’ammissione ai benefici, le erogazioni, il tutoraggio e il monitoraggio. Si tratta di attività che richiedono professionalità numerose, differenti e molto sviluppate. Incrociamo le dita e facciamo gli auguri alla struttura: su questa cosa si giocano la credibilità nell’ecosistema.

I soldi: da un minimo di 25.000 a un massimo di 250.000 € in due tranche, 60% in anticipo e 40% entro 6 mesi, garanzia personale dell’imprenditore/socio, rimborso a rate trimestrali in sette anni a partire dal terzo anno; gli interessi sono ridicoli (0,50%) e quelli dei primi due anni sono spalmati sull’ammortamento.

I beneficiari sono aziende composte da giovani under 35 e donne (e/o? Il bando dice “e”), costituende o costituite da non più di sei mesi, in questo caso con meno di 250 dipendenti, 50 milioni di fatturato e 43 milioni di capitale investito; una taglia a cui un finanziamento da 250.000 € probabilmente importa poco e che difficilmente risulterà costituita negli ultimi sei mesi.

La procedura è articolata, fate attenzione. Per quello che ho capito:

  1. dal 29 aprile al 13 maggio ci si dovrà registrare, verosimilmente con i soli dati anagrafici;

  2. dal 14 maggio gli utenti registrati potranno compilare il modulo di domanda;

  3. dalle 10:00 del 29 maggio fino al 30 settembre, o fino all’esaurimento dei fondi, gli utenti che avranno compilato il modulo di domanda potranno inviarlo;

  4. entro 30 giorni dalla ricezione della domanda, Sviluppo Campania comunicherà l’esito dell’istruttoria;

  5. entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione di ammissione, il richiedente dovrà inviare a Sviluppo Campania un “pacco” di carte richieste dal bando;

  6. entro 30 giorni dalla ricezione del “pacco”, Sviluppo Campania convocherà il beneficiario “per un incontro finalizzato alla sottoscrizione del Contratto di finanziamento”.

Facendo i conti, se Sviluppo Campania farà in fretta a convocare i beneficiari e a stipulare il contratto di finanziamento, quelli che avranno fatto domanda il 29 maggio potrebbero ricevere i fondi a settembre. Sarebbe una bomba.

Il finanziamento copre l’intero importo delle immobilizzazioni acquistate e i costi di gestione, esclusi i costi del personale, ma comprese le consulenze di terzi esterni, fino a un massimo del 20% del finanziamento.

Considerazioni personali. Tre pro, facili e sintetiche, e tre contro, un po’ più articolate.

Pro:

  1. l’importo che serve a partire, in un momento storico in cui il bisogno di mercato è forte;

  2. tempi rapidi per l’erogazione;

  3. preammortamento lungo e interessi prossimi allo zero.

Contro:

  1. Non si possono finanziare i costi del personale, gli unici che contano in una startup, e i beni immateriali sono finanziabili solo se acquistati a condizioni di mercato (non sono finanziabili i lavori in economia). Presumo si tratti di un requisito di conformità alla normativa comunitaria, ma se lo racconti in Silicon Valley si mettono a ridere. Vorrà dire che lo sviluppo del software dovrà essere affidato a una società esterna non riconducibile ai proponenti, che sarà la reale beneficiaria delle agevolazioni.

  2. Per ottenere il finanziamento bisogna dimostrare di avere soldi sufficienti a coprire l’IVA sulla prima tranche: 33k €, pari al 22% del 60% di 250.000 €. Un mare di soldi per una startup senza soldi. Anche qui non è colpa dei funzionari della Regione, né di Sviluppo Campania, ma anche questa previsione taglierà le gambe a tante idee brillanti.

  3. Meglio le garanzie personali della fideiussione bancaria o assicurativa, ma anche la loro previsione non sembra tener conto del rischio altissimo che c’è nell’avviare una startup. Mi chiedo se fra quattro o cinque anni la Regione si potrà permettere di aggredire una cinquantina di ex trentenni insolventi.

In sintesi, ammiro lo sforzo della Regione per dare ossigeno alle startup, ma mi sembra che lo strumento, più che sulle startup, sia tarato sulle pmi artigiane, meritevoli di attenzione, per carità, ma lontane dallo spirito di creazione d’impresa con un significativo contenuto di tecnologia e innovazione e un vantaggio competitivo evidente e sostenibile.

Tocca ora ai tecnici di Sviluppo Campania decidere dove puntare il timone. Con la barra sulle startup, la community li sosterrà.

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