Il crowdfunding spiegato passo passo (e come fare una campagna efficace)

I diversi tipi di crowdfunding: come capire il mondo della colletta 2.0. 16 piattaforme attive in Italia prima della regolamentazione Consob, poi il boom

Crowdfunding

Cos’hanno in comune una statua di Robocop a Detroit e una passerella pedonale a Rotterdam?

In entrambi i casi, la loro costruzione è stata “crowdfunded”, ovvero finanziata dalla collettività o, meglio, dalla comunità locale.

Nel primo caso, la raccolta fondi si è conclusa con successo, anche se la dubbia utilità estetica e sociale dell’opera ha impedito ad oggi il completamento del progetto.

Nel secondo caso, la campagna sta procedendo per fasi e l’anno prossimo si prevede la conclusione dell’opera pubblica, che collegherà due quartieri della città tramite un ponte pedonale.

Si tratta, in entrambi i casi, di esempi di civic crowdfunding, il finanziamento collettivo di opere e progetti pubblici – al di fuori del budget dell’ente o amministrazione interessati – effettuato da parte di cittadini, organizzazioni e società private, talvolta in match funding con le stesse amministrazioni.

Come forse molti sanno che il crowdfunding, letteralmente “finanziamento dalla folla”, consiste in un finanziamento collettivo, basato sull’appello rivolto dai promotori di un progetto con finalità economiche o sociali ai frequentatori della Rete affinché forniscano fondi utili alla sua realizzazione. Si tratta di una moderna versione di quella che, in altri tempi, si sarebbe definita una “colletta”: una pluralità di soggetti s’impegna a sostenere il medesimo proposito partecipando, con mezzi e motivazioni diverse, alla realizzazione dell’idea che ne costituisce la base.

Il crowdfunding è una tecnica di finanziamento adatta a progetti d’investimento che non hanno bisogno di risorse in quantità elevata e per i quali altre forme di partecipazione alla loro realizzazione e al rischio d’impresa, come ad esempio l’attività di venture capital o il ricorso ai fondi chiusi, non sono concretamente praticabili. In questi ultimi casi, di norma, mancando altre sovvenzioni, l’unico canale di finanziamento è rappresentato dalle disponibilità dei promotori, in assenza o in aggiunta alle quali, però, si può fare appello alla collettività attraverso la Rete. In qualche caso, il crowdfunding trova applicazione, in scala maggiore, anche in progetti a elevata intensità di capitale, come nella fattispecie del civic crowdfunding, mediante i quali con il contributo dei cittadini raggiunti attraverso la rete si cofinanziano e realizzano opere pubbliche o di interesse sociale.

L’idea che sta alla base del crowdfunding è molto simile a quella del microcredito, per cui piccole somme di denaro possono contribuire allo sviluppo economico, garantendo l’accesso all’uso delle risorse a soggetti o progetti normalmente esclusi dai principali circuiti finanziari. Il connotato “democratico” del crowdfunding consiste, inoltre, nel tentativo di fornire un’opportunità di lancio a un prodotto o a un’iniziativa imprenditoriale per effetto della validazione sociale del mercato espressa attraverso la rete.

L’aspetto più positivo del crowdfunding è rappresentato dalla partecipazione attiva della collettività alla realizzazione di un progetto, che è per questo stesso motivo condiviso, nelle finalità e nei rischi, approvato e sostenuto finanziariamente. E’ evidente come, da questo punto di vista, il coinvolgimento emozionale sia importante e faccia parte di quelle dinamiche sociali che interessano la collettività nel suo complesso e che sono destinati a rappresentare, oltre che il fondamento, il patrimonio sociale e relazionale di questa forma di finanziamento.

La raccolta di fondi tramite il web, infatti, rende essenziale, ai fini della buona riuscita dell’operazione, la presentazione del progetto in maniera comprensibile e, quindi, condivisibile da parte della vasta platea dei potenziali finanziatori. Questo dà un’evidenza del tutto particolare alla necessità di massima trasparenza nella comunicazione del progetto e di tutela dei gruppi di risparmiatori più esposti agli effetti negativi delle asimmetrie informative, sia in fase di proposta sui portali on-line, sia durante la fase post-raising per quanto attiene alla rilevazione ed alla distribuzione dei risultati economici.

I controlli sui progetti finanziati e la prestazione di garanzie, se non altro in fase di valutazione della bontà del business, possono fare la differenza fra un portale e l’altro, aiutando i potenziali investitori a distinguere le proposte migliori e allontanando le reticenze diffuse verso i progetti che si propongono mediante forme innovative sul web. La qualità dei progetti presentati e la sicurezza delle transazioni sono i punti di forza che contraddistinguono la reputazione e il successo di un portale di crowdfunding.

Esistono diverse tipologie di crowdfunding, che si distinguono in base alla finalità per la quale si raccolgono le risorse finanziarie, oppure in relazione alla remunerazione prevista per i finanziatori del web:

-          Il modello donation based, presume la raccolta di fondi per iniziative senza scopo di lucro;

-          il modello reward based, che prevede, in cambio di una donazione in denaro, una ricompensa non monetaria: la ricezione di un premio, normalmente rappresentato dal prodotto o dal prototipo oggetto di realizzazione mediante il finanziamento, oppure un riconoscimento immateriale, come un ringraziamento pubblico sul sito della società neo costituita;

-          il modello lending based, che si basa sui microprestiti a persone o imprese;

-         il modello Equity based, che prevede la partecipazione al capitale sociale dell’impresa e che attualmente è l’unica forma regolamentata in Italia dalla Consob.

Il ruolo delle piattaforme di crowdfunding è di concentrare su un portale on-line i progetti presentati dalle startup e l’interesse dei potenziali investitori, facilitando in questo modo la raccolta di capitale da parte dei primi. Compito del gestore del portale è, dunque, quello di amministrare la piattaforma, garantendo agli investitori un’adeguata selezione dei progetti in esso presentati e la correttezza e la trasparenza delle operazioni di finanziamento, e alle startup un luogo virtuale dove pubblicizzare la propria idea di business e avere la possibilità di trasformarla in impresa a costi vantaggiosi sulla base della validazione sociale ottenuta.

Le piattaforme per il crowdfunding possono essere generaliste oppure tematiche. Nelle prime vengono convogliati progetti e finanziamenti di vario interesse o tema, mentre per mezzo delle seconde si finanziano progetti relativi a specifici settori. Non si tratta necessariamente di grandi progetti sociali o innovativi, ma anche di piccoli progetti realizzati con piccoli contributi.

Le piattaforme di crowdfunding attive in Italia al novembre 2012, prima dell’attuazione di una regolamentazione (seppure parziale) del settore, erano sedici, a cui si sommavano altri cinque portali ancora in fase di lancio. Otto delle piattaforme attive a quella data possono essere ricondotte al modello reward based; cinque al modello donazioni; due al modello del social lending, mentre una sola piattaforma può essere inserita nel modello equity based.

Negli ultimi tempi si è assistito ad un boom nelle nascite di piattaforme di crowdfunding, ma è plausibile immaginare che il mercato sarà interessato da un riassetto nei prossimi anni, anche mediante l’acquisizione di piattaforme da parte di entità più grandi. Di recente, ad esempio, il gruppo GrowVC, tra i precursori del crowdfunding e specializzato nell’early-stage funding per startup, ha annunciato l’acquisto della piattaforma Kapipal, che opera dal 2009 nel crowdfunding personale (matrimoni, viaggi, acquisti personali e piccoli progetti).

I progetti che sono proposti sulle piattaforme di crowdfunding prevedono di norma un obiettivo, in termini di quantità di risorse, e una scadenza temporale entro la quale raccoglierle. Alla scadenza è possibile che il budget richiesto sia stato raggiunto, per cui tutte le promesse d’investimento saranno perfezionate e accreditate sul conto intestato al promotore del progetto, ma potrebbe anche verificarsi il mancato raggiungimento dell’obiettivo finanziario, per cui nessun versamento sarebbe perfezionato e il donatore non si vedrebbe addebitare l’importo promesso. Nel primo caso il promotore dovrà procedere allo sviluppo del progetto e all’inoltro dei premi promessi ai donatori (quando previsti). Di norma i portali di crowdfunding richiedono che i progetti promossi debbano raggiungere interamente il budget prefissato affinché il promotore possa riceverne i fondi raccolti, questo al fine di garantire la realizzazione degli obiettivi effettivamente promossi e non tradire le aspettative degli investitori. Inoltre, così facendo l’operazione si traduce in test attendibile riguardo all’appetibilità del progetto sul mercato e fornisce anche la motivazione giusta per la divulgazione e la promozione del progetto sia da parte del promotore che da parte dei sostenitori.

In merito ai costi delle operazioni di crowdfunding e alla remunerazione del gestore del portale si registrano comportamenti molto eterogenei. Alcuni portali trattengono una percentuale del capitale raccolto da ogni progetto di investimento, altri propongono servizi completamente gratuiti e si finanziano mediante le donazioni che i promotori dei diversi progetti vorranno offrire. Molto dipende anche dalla “vocazione” del portale: le piattaforme che  privilegiano i progetti d’arte e no profit sono più spesso a costo zero, mentre quelle che si propongono come portali per le startup innovative e privilegiano le forme di raccolta equity based trattengono commissioni più alte sugli investimenti.

Da quanto detto, al fine di poter garantire il successo di un progetto è importante descrivere in maniera adeguatamente dettagliata la propria idea, con un linguaggio chiaro e con la massima trasparenza, mediante l’utilizzo di diversi strumenti anche multimediali. Inoltre, il coinvolgimento dal maggior numero di persone dipende dalla capacità del promotore di pubblicizzare adeguatamente il progetto attraverso le sue conoscenze, i social network o gli altri canali informativi o promozionali che si confanno alla tipologia di business. In alcuni casi le piattaforme di crowdfunding  possono effettuare una preselezione dei progetti da promuovere oppure possono offrire servizi di assistenza nella predisposizione dei documenti tecnici da mettere online.

Rischia brusche disillusioni chi considera questo strumento come una sorta di canale preferenziale per l’accesso al mercato del risparmio da parte delle startup innovative o tenda a sopravvalutarne la portata innovativa. D’altro canto, non ne vanno disconosciuti i contenuti sociali e l’indubbio fascino che scaturisce dall’idea che, grazie alla Rete, i soggetti, pubblici o privati, che ritengono di poter proporre progetti innovativi o, comunque, meritevoli di attenzione da parte della collettività, anche per motivazioni non strettamente legate ad obiettivi di profitto, possano attraverso esso accedere direttamente al mercato del risparmio.

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